Marciapiedi. Corrispondenze dall’India

I marciapiedi in India sono più che malconci. Sono desolati e desolanti, ma sono soprattutto un gran caos. Ci cammini, magari a tratti sembrano pure messi bene, ma non ti puoi proprio distrarre. Le buche, che dico buche? Autentici pezzi di crosta terrestre che sembrano essersi staccati dal mantello terrestre. Talvolta penso che a finirci dentro s’arriva diretti sino al nucleo interno della terra. Giù giù, sfiorando persino gli inferi. Una caduta di quelle infinite, nel vuoto, senza lasciare traccia.

E forse, come avventura, non mi dispiacerebbe affatto. Leggera e nel vuoto .

“Come lo sai che sono matta?” disse Alice. “Per forza” disse il gatto, “altrimenti non saresti venuta qui…”. Ad Alice questa non parve una ragione sufficiente.

Anche a me non pare una ragione sufficiente. Alice si divertirebbe a cadere nel vuoto, proprio come piacerebbe a me.

I marciapiedi sono condomini orizzontali. Famiglie intere ci vivono. Famiglie ci trascorrono giornate, settimane, mesi, anni, vite. Nascono e muoiono su quei marciapiedi. Festeggiano neonati e pregano morti.

Marciapiedi dilaniati e immondi.

Talvolta il panorama urbano mi risulta inaccettabile. Prende il mio centro, il plesso solare. Ed è come se si stringesse tanto da trasformarsi in un pugno. Un pugno chiuso, un pugno che mi stende, mi mette a tappeto. Essere spettatrice di tutto questo mi sembra un sorta di resa incondizionata. Sento, al contrario, di dover far qualcosa. Un gesto che vada oltre la contingenza del presente. Agire costruendo. E anche il solo, minuscolo pensiero di fare qualcosa, mi solleva, per un attimo mi sento meglio.

Chi salva un uomo salva il mondo intero”.

Allora posso applicare questo stesso concetto qui. Allora forse è possibile dare un senso a tutto questo. Allora forse, mettendomi in gioco anche con un solo essere umano, ci possiamo salvare entrambi.

Forse la realtà è che questa selva urbana mi fa sentire a tratti smarrita. La mia oscura selva è il panorama di Delhi. Chissà, forse da qualche parte, vedrò comparire la mia guida. Ne avrei bisogno ora. Qualcuno che sappia indicarmi la direzione, la via. La strada da prendere.

Qualcuno che mi accompagni al mio “right track”.

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